UN UOMO

Mi chiamo Francesco Coda anche se tutti, tranne una persona nel mondo, mi chiamano Franco.

Sono nato a Voghera, nell’Oltrepò Pavese, nel secolo scorso, l’8 gennaio dell’anno 1961. 

Ho fumato per lunghi periodi di vita perché il fumo è il piacere più sopraffino ed inutile.

Amo la mia terra d’origine ma ritengo, senza supponenza, di essere cittadino del mondo.

Ci sono parti del mondo in cui la nebbia confonde tutta la realtà ma ho imparato che ci sono altre parti dell’universo in cui la Bellezza in ogni suo forma riesce a confondere la nebbia.

Dopo aver lasciato, non senza nostalgia, le mie colline oltrepadane ed aver vissuto in diversi angoli del mondo, oggi vivo con i miei libri e i miei olivi sulle colline bergamasche della Valcavallina, in un luogo che si chiama Trescore Balneario, che lascerebbe pensare al mare e dove invece il mare non c’è.

Dopo i mediocri anni liceali, dove la più bella scoperta sono state le ragazze e il gioco del biliardo alla “goriziana” durante le giornate in cui si era costretti a “bigiare”, mi sono inspiegabilmente e non senza fatica laureato in Chimica. Di questa Scienza apprezzavo la stretta commistione tra teoria e pratica e la tendenza innata alla simmetria tra le cose. Ed il vedere che quanto si studiava sulla carta aveva poi una conferma pratica in laboratorio.

Primo Levi ha influenzato tutto ma ne parleremo in altro spazio.

Durante gli anni universitari, soprattutto durante le lezioni di Fisica, coltivavo l’arte del Calcio Balilla, fino a diventarne un cultore della materia.

Poi, nel tempo, tra le altre cose, ho amato senza risparmiarmi, ho fatto per tanti anni il D.J. in radio private (trasmettendo musica blues e R&B), ho abbandonato lo studio del pianoforte per manifesta incapacità a solfeggiare e ho dovuto abbandonare, mio malgrado, il basket, grande passione. 

Nel frattempo scrivevo poesie e altro.

Ho assaggiato l’attività Politica per capire che mi discostavo troppo nella realtà dai miei ideali.

C’è stato un tempo in cui ho svolto anche il Servizio Militare, nel corpo dell’Aeronautica, a chiedermi perché dovessi perdere un anno a prepararmi per qualcosa che aborro e aborrivo.

Negli anni ho scritto anche piccoli diari che ora ho troppa nostalgia a sfogliare.

Ho poi dovuto iniziare a portare a casa la pagnotta…

Mi sono ritrovato a lavorare in ruoli manageriali per diverse aziende industriali; per conto loro e per soddisfare la mia curiosità ho viaggiato per buona parte del mondo, apprezzando e assorbendo la diversità delle culture ed assaggiando i piatti più incredibili. 

In questi anni ho potuto notare come le dinamiche relazionali sono identiche in ogni paese e che il budget lo possiamo controllare finché l’Universo ce lo permette. Il concetto di prestazione non mi convince del tutto o, meglio, non credo sia del tutto sotteso alla nostra ferrea volontà.

Solo viaggiando in buona parte di mondo, inoltre, mi reso conto che l’Italia è il paese più bello in assoluto e che gli Italiani sono il popolo più flessibile mentalmente. Nel bene, e nel male.

Col tempo ho sviluppato un forte desiderio di difendere i “diversi”, tutti i diversi, convinto che la diversità non esista.

Al momento sono Presidente di una storica società che opera nel mondo delle Risorse Umane e dell’Organizzazione aziendale; lotto affinchè l’uomo sia al centro di tutto. O almeno ci provo.  Sono anche Fondatore e Presidente di una importante Organizzazione di Volontariato. 

Adoro cantare con mio figlio Leonardo, grandissimo chitarrista, e insieme abbiamo forgiato il nostro carattere tifando Inter. 

Le mie altre passioni sono la montagna, la lettura, i vini, i libri, il jazz, la carbonara & il buon cibo in genere, la montagna, il BMW GS, gli orologi, il calciobalilla ma di questo parlerò nelle sessioni dedicate. 

La palestra non è una passione ma mi sono costretto a frequentarla un paio di volte alla settimana, soprattutto per farmi meravigliose risate con gli amici pensionati che piuttosto di accettare di stare davanti ad un cantiere tutto il giorno si sono imposti anche loro di perdere energie e tempo su squallidi tapis roulant. 

A bordo della mia moto fidata, la mitica BMW GS, ho sfidato curve, passi dolomitici e occhi troppo stanchi per proseguire.

Il mio maestro è stato Primo Levi, con il quale mi confrontavo in lunghi pomeriggi nebbiosi torinesi sui confini tra Scienza ed Arte. 

Mi sono sposato e lo rifarei.

Ho dovuto lasciar andare papà e mi godo, non come vorrei, la mia adorata madre; le mie sorelle sono un ibrido del mio essere.

Ho subito fratture di ogni tipo, ho potato siepi e tagliato erba alla nausea, ho mangiato brioche come se non ci fosse un domani, ho conosciuto un numero imprecisato di persone, permettendo però a pochissimi amici di comprendere come sono complesso e difficile nelle relazioni, ho provato a conciliare il mio carattere con quello delle mie meravigliose sorelle, ho fatto milioni di chilometri in auto, ho coltivato la noia. Ho collezionato di tutto, convinto che il Collezionismo sia una grave forma di patologia mentale che andrebbe studiata più a fondo per comprendere la personalità dell’uomo…

L’amore per la scrittura è sempre stato totale: compongo infatti cose e generi diversi, non con obiettivi di best-selling ma solo per tentare di creare bellezza e per lasciarmi conoscere meglio dagli amici attraverso le mie parole e per sdrammatizzare quanto più possibile questa vita spesso assurda e sovvertitrice. 

Sono autore inoltre di una nota e diffusa guida gastronomica on line, la mitica “Codelin”, che compete sul mercato con la meno importante ma conosciutissima guida gastronomica francese.

Insomma sono stato un figlio appassionato e ribelle, un collezionista patologico, un passivo osservatore della vita ed insieme un animale iperattivo, un entusiasta, un vogherese (con orgoglio), un bergamasco d’adozione, un lodigiano, un pavese, un barcellonese, un chesterese, un milanese, oggi trescorese, sono inaffidabile seppur affidabile, sono all’incessante ricerca di una nuova forma evoluta di socialismo.

Sono stato studente universitario pigro & smemorato, un uomo senza memoria, sono stato (o sono ancora…?) un’ala e/o pivot, sono stato (e sono) in Perenne Attesa di Qualcosa, sono stato disk jockey, operaio, barista, pigiatore d’uva, organizzatore di eventi, sono stato ricercatore, chimico, sono stato ancora più disperato, sono stato un giocatore di Scopa d’Assi e di Briscola in 5, sono stato e sono persona di riferimento ed insieme persona da dimenticare, sono stato amante, amatore, amato, amaro, traditore e tradito, animatore, sono e sarò sempre e comunque auto-critico e auto-ironico, comunque e sempre ammiratore del magico mondo femminile, sono stato pseudo-venditore, pseudo-tecnico, pseudo-markettaro, pseudo-manager, pseudo-consulente, sono stato e sono un pessimo dormitore, noioso russatore, sfortunato pluri-infortunato, sono stato e sono un convinto interista, un portatore sano di trigliceridi, uno stempiato per caso, un campeggiatore, sono stato e sono inquieto, entusiasta, dolce, disperato, permaloso, influenzabile, influenzante, insofferente, pigro, allegro con poco, triste con nulla, scontento cronico, sono amante del lusso e dell’essenziale, sono risparmiatore & scialacquatore, sono e sarò amante della provincia, della coscienza civile e civica, sono zio e padre, sono stato e sarò poeta, sognatore, illuso, oggi meno poeta, ancora sognatore, pochissimo illuso, sono stato e sono sportivo, seppur pigro, sono stato innamorato dell’amore, sono stato infedele predicando la fedeltà, sono stato e sarò viaggiatore, amante del concetto di viaggio, qualche volta turista, sono stato uomo da divano, qualche volta uomo da bar, sono e sarò sempre un amante del silenzio, sono stato un testa di cazzo, sono un testa di cazzo, sarò un testa di cazzo, sono e sarò grande lettore, grande sportivo, sono stato spesso in apnea, spesso estasiato di fronte ad un bel culo femminile, sono stato professore, insegnante, formatore, sono stato illusionista delle parole, spadaccino dell’amore, danzatore sconclusionato di ska, sono stato piccolo musicista, entusiasta fotografo, aeronauta passivo, pigro scacchista, politico fallito, cuoco in fieri, convinto creatore di compagnie di amici, prudente motociclista, potenziale scrittore, amante della filosofia della scienza, piccolo giornalista di provincia, tessitore di piccole lobby, sono un grande mangiatore, un uomo senza memoria, un ragazzo senza rispetto, un figlio senza riconoscenza, un marito non sempre rigoroso, un apologo dell’ironia, un giocatore d’azzardo controllato. 

Sono stato tutto questo ma soprattutto sono stato un tentativo di essere tutto questo, un tentativo spesso insensato, inutile, quasi assurdo, seppur tenero, quasi ammirabile, un tentativo oggi ormai anacronistico…

Sono stato tutto questo, ed altro ancora, con l’obiettivo forse recondito di cercare di “sanare” i miei dilemmi e i miei mostri, che in fondo sono i dilemmi e i mostri di tutti. Fin da giovane…

Quando ero giovane amavo le notti, le donne, le radio private, i ritmi nuovi e certi filosofi, e amavo le periferie, come Gaber; quando ero giovane credevo che i mostri ed i dilemmi fossero la causa e non il fine della mia inquietudine, e li soffrivo; credevo che i cambiamenti della vita fossero davvero parte essenziale della vita, credevo che proprio loro, i cambiamenti, avrebbero potuto col tempo cancellare i “mostri & i dilemmi”, come se ci fosse davvero qualcosa da cancellare, come se fosse davvero possibile cambiare. Come se si potesse decidere di cancellare.

Poi di colpo non sono stato più giovane… , beh, non sono certo diventato un giovane uomo ma invece un vecchio ragazzo, e di colpo non solo ho avuto bisogno di piccoli occhiali, di colpo mi è stato chiaro che non ha alcun senso cercare di risolvere i dilemmi e di cancellare i mostri, perché sono i dilemmi sono irrisolubili, perché i dilemmi sono parte integrata della vita, tutti i dilemmi, non solo quelli sulle sirene; sono i dilemmi che ci permettono di dubitare, di mettere in discussione e quindi di lottare. Di riprendere, con le residue energie, quello che ieri avevamo lasciato intentato. 

E solo i mostri ci permettono di vedere “the Other Side of the Moon”…

Franco (Francesco) oggi prova a non lasciar spazio alla sua mente, consapevole che essa esprima emozioni false. 

Franco (Francesco) oggi osserva; osserva il lontano per capire il vicino, osserva i dilemmi che vanno e tornano, osserva i mostri e li osserva con più distacco. 

Oggi lotta per l’essenziale, lotta per avere sempre almeno un Grande Progetto, lotta per far capire alla gente di prendersi in giro perché è tutto un gioco, perché se davvero dovessimo prendere il tutto non per gioco ma sul serio, beh, questo tutto sarebbe allora troppo grosso per noi. 

Lotta per illudersi di creare qualcosa, sapendo che creare in fondo non è altro che ricreare; usa la sua creatività per disegnare germi di illusione artistica. 

Franco (Francesco) oggi si sente vivo proprio perché sa che le cose stanno così, che sono immodificabili, che la sua inquietudine è immodificabile, che esistono i dilemmi, che le sirene sono tutte adorabili ma in fondo non così diverse una dall’altra.

Sa che si tratta di stringere piccole e limitate alleanze che durano il tempo di un lampo.

Sa che occuparsi del “come” stiamo in relazione con noi stessi e con gli altri è diventata una sorta di emergenza sociale laddove ci accorgiamo che il nostro livello di funzionamento umano sembra sempre più assomigliare a musicisti solisti sempre meno in grado di suonare nell’orchestra che chiamiamo società.

Franco (Francesco) oggi ha capito che il Parmigiano Reggiano è la vera eccellenza del mondo, e che certe sere tenersi da soli le mani è compiere il gesto più tenero del mondo.