[Breviario per Nomadi]

L’uomo scopre nel mondo solo quello che ha già dentro di sé,
ma ha bisogno del mondo per scoprire quello che ha dentro di sé….
Hugo von Hofmannsthal
Le “categorie” del viaggiatore – da uno stimolo di Antonio Spadaro
“…. i vari “volti” del viandante, del viaggiatore attraverso l’invenzione di categorie di vissuto, di modalità d’esistenza e di racconto. Certo, categorizzare significa irrigidire, paralizzare, ingabbiare; è proprio di un pensiero “calcolante”, tutt’altro che “poetante”. Ma certo non siamo i primi a cimentarci in una impresa simile”- così recita Sterne; nell’italiano del Foscolo: “L’universalità de’ viaggiatori può ripartirsi per Capi, così:
Viaggiatori scioperati,
Viaggiatori curiosi,
Viaggiatori bugiardi,
Viaggiatori orgogliosi,
Viaggiatori vani,
Viaggiatori ipocondriaci.
Seguono i Viaggiatori per necessità:
Il Viaggiatore delinquente, e il fellone,
Il Viaggiatore disgraziato, e l’innocente,
Il Viaggiatore semplice;
Ultimo (se vi contentate)
Il Viaggiatore sentimentale”.
Ma non è l’unico. Ne “La Vie quotidienne” (Paris 1968), Jean Grenier conferma:
“Le motivazioni del viaggio sono varie. Possono essere differenziate a seconda degli istinti o sentimenti che il viaggio stesso mette in gioco, andando dai meno ai più volontari.
Il viaggio per bisogno
Il viaggio per frustrazione
Il viaggio per aggressione
Il viaggio per curiosità
Il viaggio per manipolazione del tempo
Il viaggio per sublimazione
il viaggio è dunque plurimodale e politelico. Risponde a una costellazione di obiettivi. E non può essere altrimenti perché sua essenza è l’intenzionalità. Può esservi in conclusione un viaggio per il viaggio? Asintoticamente sì, e il divertimento gli è assai vicino. Sarebbe il caso dello spostarsi per gioco, quando si fa un viaggio, per così dire ‘di piacere’ “.

Il mio Viaggiare…
Prima con lo zaino, backpackers puro, poi con trolleys, poi con zaini più grossi, poi con valigie sempre più grosse.
La componente anagrafica nell’ingombro del viaggio.
I bisogni diversi del viaggio.
Comunque uno zaino per amico.
Squallidi motel, alberghetti sulla spiaggia, resort di lusso, capanne di legno, tucul nel deserto, amache all’aperto, tende sotto i pini…
Le mie Lonely Planet, il Passaporto colmo di timbri e visti, i miei appunti scritti a mano per non dimenticarmi nulla, il mio fedele “Breviario per Nomadi” di Vanni Beltrami, la mia reflex, la mia agendina per fermare le riflessioni di viaggio.

E via.
Per piacere o per lavoro o per dimenticare. Per conoscere.
Via…
Pochi compagni di viaggio.
Solo coloro che sanno rispettare i silenzi dell’andare quando è bello avere Silenzio.
Migliaia di aerei, di attese.
Di chilometri.
Centinaia di popoli, di fughe, di ristoranti, di hotel.
Di culture, di strade, di chiese, di comunicazione, di cibi, di spiagge, di diversità, di razze, di vie, di attese, di anime…
DI volti dai colori diversi. Di abitudini diverse. Di approcci diversi.
Di donne bellissime. Di uomini ugualmente fieri.
Musiche di ritmi sconosciuti, melodie lontane.
Ed insieme sigarette con tabacco e sigarette con qualsiasi cosa fosse fumabile.
E musiche in assonanza con il cuore.
I risvegli alla mattina con lo stupore.
Le mille forme di colazione.
La sensazione che tutto fosse relativo e ingiudicabile.
Il viaggio come fonte suprema del tentativo di togliere ogni Giudizio.

Il piacere assoluto di parlare con la gente, confrontarsi, capire i motivi delle differenze sociali e culturali.
Apprezzare la diversità.
Il piacere di ascoltare il suono della lingua, impararne in fretta qualche parola.
Ripromettersi di impararne altre.
Fermarsi nel tardo pomeriggio e leggere all’ombra di mangrovie libri di Bruce Chatwin: “Il Viaggio era di per sè il rituale, che la strada verso gli altipiani era la Via, e che il montare e smontare le tende era una preghiera più eloquente di quelle recitate nelle moschee”.
Il sentirsi subito di quel luogo.
Ecco, quella è sempre stata la mia fortuna: sentirmi subito di quel luogo.
E soffrire quando lo lasciavo.
E soffrire della mia inquietudine.
Quella continua tensione a voler partire ed insieme a voler tornare a casa.
Ammesso abbia una casa.
Ammesso esista una casa.
Se non il mondo stesso forse.
O forse nemmeno quello.
Ho visitato tanti paesi, meno di quelli che avrei voluto e potuto, perché spesso sono ritornato nei luoghi che mi hanno lasciato qualcosa. Per approfondire l’intimità con chi mi ha lasciato di più. Come con le persone…

Dove nel mondo?
