LA GENESI

www.arcadileonardo.org
Come forse risulta evidente dai contenuti di questa homepage, ho cercato di vivere la vita “vivendola”, mordendola, scoprendo, contaminando.
Ho cercato di affrontare i momenti bui nell’unico modo possibile, ovvero attraverso l’apprendimento, l’imparare cose nuove.
Ad un certo punto però, circa sei anni or sono, mi sono guardato dentro perché sentivo che all’interno della mia esistenza mancava qualcosa, mancava una dimensione importante.
All’inizio non capivo.
Avevo lottato per me, per le mie attività professionali, per la mia famiglia, per le mie donne, per vincere le partite a basket, per la mia autostima, per gli amici; ce l’avevo messa tutta in tutto.
Riflettendoci bene però essenzialmente avevo vissuto per me e per le persone a cui volevo bene.
Realizzai cioè a quel punto che mi mancava la dimensione dell’”Altro “, la spinta a fare qualcosa per gli altri, per il gusto di farlo.
Chiamiamola la dimensione del “dono incondizionato”.
Ed è proprio in quel momento che dentro di me nacque l’idea dell’Arca di Leonardo.
Passai qualche settimana a riflettere su quali fossero i bisogni sociali più forti, a quali fossero gli utenti potenzialmente più sfortunati, a quale poteva essere l’attività distintiva a cui volevo dedicarmi.
Ed improvvisamente mi venne in mente un episodio di vita successo tanti anni prima, quando vivevo in una piccola cittadina inglese di nome Chester.
Nell’appartamento sopra al mio viveva una famiglia molto numerosa di pakistani. Un giorno incontrai nel cortile interno della casa uno dei figli di questa famiglia pakistana. Ci mettemmo a parlare di calcio, di tempo e di cricket.
Poi lui ad un certo punto lui mi disse candidamente: “Lo sai che io non ho mai visto il mare?!?”.
La cosa mi colpì molto tanto che la domenica successiva mi decisi senza indugi a portare questo bambino sulle banchine di Liverpool, che non ha esattamente il mare dei Caraibi…ma comunque di mare si stratta!
Ebbene, non dimenticherò mai gli occhi di quel bambino quando videro per la prima volta il mare. Lo stupore, la gioia, la rivalsa, la meraviglia, l’eccitazione, la commozione. E poi il sorriso…
La cosa mi si fissò nel cuore, per tanti anni, e si ripresentò proprio nel momento in cui stavo fondando l’Arca di Leonardo.
Ogni bambino, mi dissi, ha il sacrosanto “diritto di vedere il mare”, e di sorridere, e di fare cose belle.
E quella diventò fin da subito la mission della nostra Associazione: assicurare il diritto al gioco, allo svago, al divertimento, alla vacanza per bambini (e anziani) che hanno qualche svantaggio sociale o economico.
Persone di queste due fasce più “deboli” che vivono cioè in condizione di fragilità
Radunai un po’ di amici e di conoscenti all’interno del mio network, per fortuna ampio, intercettai quelli con una sensibilità “sociale” più spiccata e con un gruppo di soci fondatori creammo “L’Arca di Leonardo ONLUS”.
Anche in onore del nome di mio figlio.
Era il 22 maggio del 2017 quando ci trovammo per l’atto costitutivo.
Ed io non ero ancora consapevole di quanto questo fatto avrebbe cambiato la mia vita e gli avrebbe dato un nuovo senso.
L’AVVENTURA della CRESCITA
Da quel momento iniziò l’avventura dell’Arca di Leonardo.
Io, per carattere, desideravo vedere risultati immediati e quindi strutturai la mia Associazione in modo decisamente organizzato, quasi a livello aziendale.
Pochi di noi conoscevano il mondo del terzo settore, le sue dinamiche, le sue regole; avevamo all’inizio pochissima esperienza di come si facesse a fare del bene (facendolo bene…!) e non avevamo né network, né idea di come crearlo.
Ci inventammo tutto con la buona volontà e con una forte determinazione.
Tutti con provenienza diversa: operai, imprenditori, casalinghe, pensionati, dentisti, bancari…e uomini, ragazzi, donne. E di tutte le razze. Tutti però con tanta buona volontà.
E fu quella la nostra prima parola d’ordine: inclusività. Chi vuole entrare in Arca può farlo.
Vogliamo mantenere la propensione, la tendenza ad essere accoglienti e a non discriminare, contrastando l’intolleranza prodotta da giudizi, pregiudizi, razzismi e stereotipi.
Iniziammo a capire chi potevano essere i nostri utenti, creammo il primo consiglio direttivo e la prima assemblea dei soci; ci interessammo della parte burocratica, assicurativa, finanziaria e comunicativa.
Iniziammo anche a reclutare i primi Volontari, in modo anarchico e senza un metodo; ancora non sapevamo che il reclutamento focalizzato dei Volontari sarebbe stata una svolta importante.

Poi iniziammo ad immaginare i primi progetti.
Quella fu la vera svolta: mettere a terra tutto quello che avevamo immaginato e poi disegnato.
L’idea piuttosto innovativa infatti della nostra associazione fu proprio quella di svolgere attività per progetto e non in modo costante e a cadenza prefissata; i Volontari sono persone che hanno un certo numero di altri impegni nella vita e quindi hanno solamente una limitata quantità di tempo da donare che è utile canalizzare in progetti operativi specifici.
L’altra idea innovativa fu anche quella di scegliere come attività a sostegno dei progetti tutte le metafore ludiche che esistono: nei nostri progetti utilizziamo lo sport, la fotografia, la musica, il teatro, la vacanza, la montagna… E questo oltre a soddisfare in pieno gli obiettivi della nostra mission verso i nostri utenti riesce nell’obiettivo parallelo di divertire anche i nostri Volontari.
Operare divertendosi è per noi elemento chiave. Per divertire gli altri devi divertirti tu, questo è indubbio.
Creammo con il tempo una rete di relazioni nel mondo del sociale che divenne preziosa; la nostra idea era esattamente questa: non restare nel nostro orticello ma muoverci insieme con altri amici e altri partner, creare una rete di sostegno e di sinergia con realtà ed attori del territorio già attivi, imparando da loro e sostenendoli come siamo in grado di fare.
Imparammo come è difficile trovare i soldini utili per sostenere i nostri progetti ma anche in questo siamo arrivati in fretta ad essere efficaci: partecipazione a mercatini, eventi importanti, organizzazione di un teatro, di colombe solidali, di torroni solidali, ect. Iniziammo a fare qualche attività di fundraising ed a partecipare a qualche bando pubblico e privato. Imparavamo in fretta.
Iniziammo a lavorare in modo serio e professionale su tutta l’area del marketing e della comunicazione, strutturando tutti gli strumenti del caso in modo efficace. Social e homepage diventarono subito operativi e di qualità.
La stampa iniziò a parlare di noi e la nostra visibilità crebbe in fretta.
Abbiamo cercato e poi trovato le nostre “case”, cambiandone tre sedi in pochi anni.
Abbiamo pensato che sarebbe stato importante formare i nostri Volontari su temi trasversali utili ad affrontare utenze fragili durante i nostri progetti.
Abbiamo lottato contro la burocrazia che riesce a rendere pesante anche l’attività di gruppi che vogliono fare del bene senza alcun profitto. Abbiamo continuato a pagare l’IVA su tutto, senza poi poterla scaricare. Abbiamo regolarmente depositato bilanci positivi.
E soprattutto abbiamo sempre rispettato l’etica fondante dei nostri comportamenti….
Poi i progetti sono diventati tanti, di diverso tipo ed è bello pensare a quanti bambini e ragazzi e persone anziane abbiamo fatto sorridere in questi anni. Difficile descrivere la gioia di quanto abbiamo fatto, i sorrisi che abbiamo visto, l’orgoglio che abbiamo provato.
Lascio alle fotografie che riporto in altro spazio di questa sessione il compito di raccontare emozioni e fatti in modo sicuramente più efficace rispetto a farlo con le parole.
L’Arca di Leonardo in poco tempo è diventata una realtà importante, per ora del nostro territorio, e il vedere questo sogno realizzato per me è una delle soddisfazioni più grande che ho provato.
L’ARCA DI LEONARDO: OGGI E DOMANI
Negli anni abbiamo implementato centinaia di progetti, abbiamo fatto sorridere migliaia di bambini, ragazzi ed anziani, abbiamo consolidato partnership, realizzato sogni.
Negli anni abbiamo reclutato centinaia di Volontari, accogliendo tutte le loro diversissime motivazioni, accettando le loro scelte di entrare e poi uscire.
Negli anni abbiamo imparato quanto sia liquida una organizzazione di volontariato e di come è utile accettare questa liquidità senza farsene troppo carico.
Negli anni ci siamo migliorati, abbiamo parlato, discusso, abbiamo gestito conflitti e creato ad hoc conflitti positivi per crescere. Abbiamo cambiato modelli e processi,
Negli anni abbiamo cambiato consigli direttivi e cambiato modalità di gestione.
Negli anni abbiamo aperto nuove divisioni.
Negli anni abbiamo scelto di accettare i cambiamenti con però una grande costante: la crescita.
Vogliamo crescere, vogliamo fare ancora di più.
Sono tante, troppe le situazioni di fragilità per permettersi di ignorarle. Sono davvero troppi i bambini che non possono sorridere e sono davvero troppe le persone anziane che vivono in solitudine. Ed è in netta crescita il numero di bambini minori stranieri non accompagnati che stanno entrando in Italia e che hanno bisogno non solo di cibo e di alloggio ma anche di sentirsi vivi e parte di un sistema.
Abbiamo molto da fare e quindi anche la nostra organizzazione sta crescendo costantemente, trasformando l’Associazione in un qualcosa sempre più complesso da gestire. Ma questo non mi spaventa, non ci spaventa.

Non ci vogliamo fermare.
Non ci fermeremo.
Consolidando quanto creato e quanto già esiste ed anche immaginando una evoluzione della nostra associazione.
Ci sono grandi progetti evolutivi, stiamo pensando ad un salto “quantico” ma è presto per parlarne.
Sentirete parlare ancora di Noi, per un progetto ancora più grande…
Bene.
Spero di aver trasmesso la passione che questo mondo sta dandomi. Quanto mi sta ritornando in seguito al tempo che dono.
E’ questa la direzione in cui voglio muovermi con più energia e convinzione nella parte restante della mia vita.
C’è molto da fare.
Ed io voglio farlo, mettendo a disposizione il mio tempo, le mie capacità gestionali, il mio entusiasmo, la mia leadership, la voglia di operare anche sul campo.
Voglio fare di più. Con i miei preziosi compagni di viaggio.
E l’Arca di Leonardo solcherà altri mari, anzi altri Oceani.




































































